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Masking nell’autismo: cos’è, come riconoscerlo e quali effetti può avere

Redazione

Il masking, o mascheramento, è un insieme di strategie attraverso cui una persona può nascondere, modificare o controllare alcuni propri comportamenti per adattarsi alle aspettative sociali dell’ambiente in cui si trova.

Il termine viene utilizzato soprattutto quando si parla di autismo e di camouflaging, cioè del tentativo di rendere meno visibili alcune caratteristiche autistiche. Il masking può riguardare, per esempio, il modo di comunicare, le espressioni facciali, il contatto visivo, i movimenti, le modalità di interazione sociale o il modo di gestire le proprie difficoltà sensoriali.

Non significa necessariamente “fingere” e non è sempre un comportamento consapevole. In alcuni casi, infatti, le strategie di adattamento vengono apprese molto presto e diventano talmente automatiche da essere difficili da riconoscere anche dalla persona che le mette in atto. La ricerca sul camouflaging autistico distingue, tra gli altri aspetti, strategie di compensazione, mascheramento e assimilazione.

Che cos’è il masking?

In ambito psicologico, il termine masking indica letteralmente un “mascheramento”: la persona cerca di rendere meno visibili agli altri alcuni aspetti del proprio modo naturale di funzionare.

Nel caso dell’autismo, può significare imparare a osservare e imitare il comportamento degli altri, preparare in anticipo cosa dire, controllare continuamente il proprio linguaggio del corpo oppure reprimere comportamenti che aiutano a gestire stress e sovraccarico.

Una recente revisione sistematica sul camouflaging nell’autismo ha individuato diverse tipologie di strategie e ha analizzato le esperienze riportate da oltre 2.600 adulti autistici o che si identificavano come autistici. L’imitazione emerge tra i meccanismi attraverso cui queste strategie possono svilupparsi.

Il masking, quindi, non è una caratteristica diagnostica dell’autismo e non è sufficiente, da solo, per stabilire se una persona sia autistica. È piuttosto un fenomeno che può accompagnare l’esperienza di alcune persone autistiche.

Come si manifesta il masking nell’autismo?

Il masking può assumere forme molto diverse. Alcuni comportamenti possono essere evidenti, mentre altri possono essere quasi invisibili alle persone intorno.

Tra gli esempi più frequenti descritti nella letteratura sul camouflaging troviamo:

  • imitare le espressioni facciali, il tono di voce o i gesti degli altri;
  • preparare mentalmente o ripetere conversazioni prima di situazioni sociali;
  • osservare attentamente gli altri per capire come comportarsi;
  • forzare o mantenere il contatto visivo;
  • controllare consapevolmente postura, gesti ed espressioni;
  • reprimere movimenti ripetitivi o comportamenti di autoregolazione (stimming);
  • nascondere interessi molto intensi per paura di essere giudicati;
  • fingere di aver compreso una situazione sociale quando non è chiara;
  • nascondere il disagio provocato da rumori, luci, odori o altri stimoli;
  • modificare il proprio comportamento in funzione delle persone o dell’ambiente.

Queste strategie possono essere utilizzate per sentirsi più inclusi, evitare il giudizio degli altri, affrontare situazioni sociali complesse o ridurre il rischio di esclusione.

Masking e autismo negli adulti

Il masking può essere particolarmente difficile da riconoscere negli adulti autistici perché alcune strategie vengono apprese nel corso degli anni.

Una persona può apparire molto competente nelle interazioni sociali e, contemporaneamente, sperimentare un notevole dispendio di energie per sostenere quelle stesse interazioni.

Per questo motivo, ciò che si osserva dall’esterno non sempre coincide con ciò che la persona sperimenta internamente.

Ad esempio, una persona può:

  • partecipare a una riunione senza mostrare il proprio disagio;
  • mantenere una conversazione seguendo uno “schema” preparato;
  • adattare il proprio modo di parlare alla persona che ha davanti;
  • sopportare stimoli sensoriali molto intensi senza comunicarlo;
  • apparire tranquilla durante una giornata impegnativa e sentirsi completamente esausta in seguito.

Questo divario tra comportamento osservabile e fatica interna è uno degli aspetti che possono rendere il masking difficile da individuare.

DBT

Masking nelle donne autistiche

Il masking è stato particolarmente studiato anche nell’ambito dell’autismo nelle donne e nelle ragazze.

Alcune ricerche e fonti cliniche riportano una maggiore frequenza di strategie di camouflaging nelle donne e nelle ragazze autistiche, anche se è importante non trasformare questa osservazione in una regola diagnostica: il masking può riguardare persone di generi diversi.

Tra le strategie descritte possono esserci:

  • imitare il comportamento delle coetanee;
  • studiare le regole implicite delle relazioni sociali;
  • preparare in anticipo le conversazioni;
  • controllare il contatto visivo e le espressioni facciali;
  • nascondere interessi o comportamenti percepiti come “diversi”.

Queste strategie possono contribuire a rendere meno riconoscibili alcune caratteristiche dell’autismo e, in determinate situazioni, possono essere associate a un riconoscimento o a una diagnosi più tardivi.

  • giudizio o incomprensione;
  • esclusione sociale;
  • bullismo;
  • pressione a comportarsi in un determinato modo;
  • difficoltà a essere accettata quando esprime liberamente le proprie caratteristiche.

In questo senso, il masking può avere anche una funzione protettiva. Il problema può emergere quando la strategia diventa molto frequente, richiede uno sforzo elevato o impedisce alla persona di comunicare i propri bisogni.

La ricerca ha evidenziato associazioni tra il camouflaging autistico e diversi indicatori di difficoltà psicologica, tra cui ansia, depressione, stress e burnout. Tuttavia, le relazioni tra questi fenomeni sono complesse e non significa che il masking provochi automaticamente queste condizioni in ogni persona.

No, non necessariamente.

Definire il masking semplicemente come “fingere” rischia di semplificare eccessivamente il fenomeno. Alcune strategie possono essere intenzionali, mentre altre possono diventare automatiche dopo anni di apprendimento.

Inoltre, adattare il proprio comportamento al contesto è qualcosa che, in una certa misura, riguarda tutte le persone. Il masking autistico si riferisce invece a forme di adattamento e camouflaging legate, in particolare, alla gestione e alla riduzione della visibilità di caratteristiche autistiche.

La ricerca mostra infatti che alcune forme di masking possono essere presenti anche in persone non autistiche, mentre alcune strategie — come la soppressione dello stimming — possono essere più specificamente associate all’esperienza autistica.

Come capire se si sta facendo masking?

Non esiste un singolo comportamento che permetta di stabilire se una persona sta facendo masking.

Può essere utile, piuttosto, osservare il rapporto tra ciò che si mostra all’esterno e ciò che si sperimenta internamente.

Il masking, tuttavia, non è uno strumento diagnostico. Un’eventuale valutazione dell’autismo deve essere effettuata da professionisti qualificati attraverso un percorso appropriato.

In sintesi: cosa sapere sul masking

Il masking è un insieme di strategie di adattamento attraverso cui alcune persone, in particolare alcune persone autistiche, nascondono o modificano caratteristiche del proprio comportamento per adattarsi alle aspettative sociali.

Può includere imitazione, preparazione delle conversazioni, controllo delle espressioni, soppressione dello stimming e occultamento del disagio sensoriale.

Il masking non è sempre consapevole e non è necessariamente negativo in ogni situazione. Quando però diventa molto frequente e dispendioso, può contribuire a stress, affaticamento e difficoltà psicologiche.

Riconoscere il masking non significa cercare una nuova “etichetta”, ma può essere un modo per comprendere meglio il proprio funzionamento e individuare strategie e contesti più sostenibili.

Come può aiutarti Mymentis a comprendere il masking

Riconoscere il masking e comprendere quanto incida sulla propria quotidianità può essere il primo passo per prendersi cura del proprio benessere. Non sempre, però, è facile distinguere ciò che appartiene al proprio modo spontaneo di essere dalle strategie sviluppate nel tempo per adattarsi alle aspettative degli altri.

Con Mymentis è possibile intraprendere un percorso psicologico online con il supporto di professionisti della salute mentale. Attraverso il confronto con uno psicologo o uno psicoterapeuta puoi esplorare le situazioni in cui senti maggiormente il bisogno di adattarti, comprendere le emozioni e le difficoltà associate al masking e lavorare su modalità più sostenibili di gestione delle relazioni e della quotidianità.

Il percorso può essere utile anche quando il masking si accompagna a ansia, stress, affaticamento, difficoltà relazionali o senso di inadeguatezza. L’obiettivo non è eliminare necessariamente ogni forma di adattamento, ma aiutarti a comprendere meglio i tuoi bisogni e trovare strategie che rispettino maggiormente il tuo modo di funzionare.

Se ti riconosci in alcune delle esperienze descritte in questo articolo, parlarne con un professionista può aiutarti a dare un significato più chiaro a ciò che stai vivendo. Il masking, infatti, non permette da solo di stabilire la presenza di autismo: un eventuale approfondimento diagnostico richiede una valutazione specifica da parte di professionisti qualificati.

Mymentis può accompagnarti in questo percorso di consapevolezza e supportarti nella ricerca di un maggiore equilibrio e benessere psicologico.

FAQ: domande frequenti sul masking

Che cosa significa masking?

Il masking, o mascheramento, è l’insieme di strategie con cui una persona nasconde, modifica o controlla alcuni comportamenti per adattarsi alle aspettative sociali. Nell’autismo viene spesso utilizzato in riferimento al camouflaging dei tratti autistici.

Il masking è un sintomo dell’autismo?

No. Il masking non è, da solo, un sintomo diagnostico dell’autismo. È un fenomeno che può essere presente in alcune persone autistiche e può manifestarsi attraverso diverse strategie di adattamento.

Quali sono i principali segnali del masking?

Tra i segnali possono esserci l’imitazione degli altri, la preparazione delle conversazioni, il controllo del contatto visivo e delle espressioni, la soppressione dello stimming, il nascondere il disagio sensoriale e una forte stanchezza dopo le interazioni sociali.

Il masking è più comune nelle donne?

Alcune ricerche hanno rilevato una maggiore presenza di strategie di camouflaging nelle donne e nelle ragazze autistiche. Questo non significa però che il masking sia esclusivo delle donne: può riguardare persone autistiche di generi diversi.

Il masking può causare ansia?

Il rapporto tra masking e salute mentale è complesso. La ricerca ha rilevato associazioni tra camouflaging e indicatori come ansia, depressione e stress, ma questo non significa che il masking provochi automaticamente un disturbo d’ansia.

Il masking può portare a un burnout?

Un masking frequente e molto dispendioso può contribuire all’affaticamento e, insieme ad altri fattori, può essere associato a esperienze di burnout. Non è però corretto considerarlo una conseguenza inevitabile del masking.

Si può fare masking senza sapere di essere autistici?

Sì. Alcune strategie di adattamento possono essere apprese molto presto e diventare automatiche. Una persona può quindi rendersi conto del proprio masking solo successivamente, per esempio durante un percorso di valutazione o dopo aver iniziato a riflettere sul proprio funzionamento.

Come si smette di fare masking?

Non è necessario smettere completamente di adattarsi alle situazioni sociali. Può essere più utile capire quali strategie sono sostenibili, quali generano sofferenza e quali bisogni vengono nascosti. Un professionista può aiutare a esplorare questi aspetti in modo personalizzato.

Il masking significa essere “meno autistici”?

No. La capacità di mascherare alcune caratteristiche non determina il livello di autismo di una persona. Un comportamento apparentemente adeguato all’esterno non permette, da solo, di comprendere lo sforzo necessario per sostenerlo.

Il masking è presente anche nell’ADHD?

Il termine masking viene utilizzato anche in relazione all’ADHD e ad altre forme di neurodivergenza. Tuttavia, la ricerca sul camouflaging è particolarmente sviluppata nell’ambito dell’autismo e non tutte le evidenze disponibili sull’autismo possono essere automaticamente estese all’ADHD

Quando è utile chiedere aiuto?

Se la necessità di adattarsi o nascondere alcuni aspetti di sé è associata a forte ansia, affaticamento, isolamento, difficoltà relazionali o sofferenza psicologica, parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a individuare strategie più sostenibili.

Questo articolo ha puramente carattere divulgativo e non può/intende sostituirsi al consulto di un professionista della salute mentale.

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