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Autismo regressivo: Cos’è, come si manifesta e cosa sappiamo oggi

Redazione

L’autismo regressivo è una forma di disturbo dello spettro autistico (ASD) caratterizzata da una perdita di abilità già acquisite durante i primi anni di vita. Si tratta di una condizione che spesso genera forte preoccupazione nei genitori, proprio perché il bambino, dopo un periodo di sviluppo apparentemente tipico, mostra un cambiamento improvviso o graduale nel comportamento, nella comunicazione e nelle relazioni sociali.

Comprendere l’autismo regressivo è fondamentale per superare miti, ridurre lo stigma e favorire una diagnosi precoce e interventi adeguati.

Che cos’è l’autismo regressivo

Nella maggior parte dei casi di autismo, i segnali sono presenti fin dai primi mesi o anni di vita. Nell’autismo regressivo, invece, il bambino sviluppa inizialmente competenze linguistiche, sociali e comunicative che successivamente vengono parzialmente o totalmente perse.

La regressione avviene più frequentemente tra i 15 e i 30 mesi di età, anche se le tempistiche possono variare. Le abilità che più comunemente si riducono o scompaiono sono:

  • il linguaggio verbale (parole già acquisite)
  • il contatto visivo
  • la risposta al proprio nome
  • l’interesse per il gioco sociale
  • gesti comunicativi come indicare o salutare

È importante sottolineare che l’autismo regressivo non è una diagnosi separata, ma rientra nello spettro dell’autismo.

Quanto è frequente

Le stime indicano che circa il 20–30% delle persone nello spettro autistico presenta una forma di regressione nello sviluppo. In alcuni casi la regressione è evidente e rapida, in altri più graduale e difficile da individuare, tanto da essere riconosciuta solo retrospettivamente.

Le possibili cause

Ad oggi, non esiste un’unica causa identificata per l’autismo regressivo. La ricerca scientifica suggerisce un’origine multifattoriale, in cui interagiscono:

  • fattori genetici, che influenzano lo sviluppo neurologico
  • fattori neurobiologici, come alterazioni nella maturazione delle connessioni cerebrali
  • fattori ambientali, che possono agire su una predisposizione genetica

È fondamentale chiarire che non esistono prove scientifiche che colleghino l’autismo regressivo ai vaccini. Questa ipotesi è stata ampiamente smentita da numerosi studi internazionali.

I segnali da osservare

Riconoscere precocemente i segnali di regressione può fare una grande differenza. Alcuni campanelli d’allarme includono:

  • perdita di parole o suoni precedentemente utilizzati
  • diminuzione dell’interesse per le persone
  • aumento dell’isolamento
  • comportamenti ripetitivi più marcati
  • cambiamenti nel gioco (da simbolico a ripetitivo)
  • apparente “disconnessione” emotiva

In presenza di questi segnali, è consigliabile rivolgersi tempestivamente a uno specialista dello sviluppo infantile.

Diagnosi e valutazione

La diagnosi di autismo regressivo avviene attraverso una valutazione clinica multidisciplinare, che può includere:

  • osservazione del comportamento
  • colloqui con i genitori
  • test standardizzati
  • valutazione del linguaggio e delle abilità cognitive

Non esiste un esame medico o biologico che da solo possa diagnosticare l’autismo: la diagnosi è clinica e si basa sull’osservazione dello sviluppo e del funzionamento globale del bambino.

Interventi e supporto

Anche in presenza di regressione, intervenire precocemente è possibile e utile. Gli interventi più efficaci sono personalizzati e possono includere:

L’obiettivo non è “ripristinare” forzatamente le abilità perse, ma sostenere lo sviluppo del bambino, valorizzando le sue risorse e migliorando la qualità della vita.

L’impatto emotivo sulla famiglia

L’autismo regressivo può avere un forte impatto emotivo sui genitori, che spesso vivono sentimenti di:

  • confusione
  • senso di colpa
  • lutto per le aspettative infrante
  • paura per il futuro

È essenziale riconoscere anche il bisogno di supporto psicologico della famiglia, perché il benessere del bambino è strettamente legato a quello del contesto che lo circonda.

Una prospettiva di consapevolezza e inclusione

Parlare di autismo regressivo significa anche promuovere una cultura dell’inclusione e della comprensione. Ogni persona nello spettro ha un profilo unico, con difficoltà ma anche potenzialità.

Conoscere, informarsi e superare le narrazioni allarmistiche aiuta a costruire una società più consapevole, capace di accogliere la neurodiversità come parte naturale dell’esperienza umana.

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