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L’ansia: da cosa deriva e come affrontarla quando diventa un problema?

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A chiunque di noi è capitato almeno una volta nella vita di sentirci in ansia. Possiamo provare questo stato d’animo per i motivi più diversi, per un esame a scuola o all’università, per un compito lavorativo molto difficile, o quando un membro della nostra famiglia inizia a stare male. Insomma, sperimentiamo l’ansia in forme diverse e in una moltitudine di circostanze differenti nella nostra vita quotidiana. L’ansia è entrata a far parte dell’immaginario collettivo, a tal punto che ha attirato anche l’attenzione di molti artisti. La celebre canzone “Anxiety”, interpretata da Julia Michaels in collaborazione con Selena Gomez, affronta il tema dell’ansia all’interno delle relazioni interpersonali. In questo brano, le interpreti raccontano apertamente le loro paure e le loro insicurezze più intime, sottolineando come l’ansia possa incidere negativamente sulle dinamiche di un rapporto di coppia.

Cos’è l’ansia?

Ma cosa s’intende, dunque, con questo termine? L’ansia è un’emozione che si prova in risposta ad uno stimolo o ad una situazione che percepiamo come fonte di stress o pericolo.
Come si manifesta questa emozione? In genere con una sensazione di agitazione, di minaccia o di paura. Cosa ci accade quando siamo in ansia? Solitamente ce ne accorgiamo per alcune reazioni del nostro corpo, come l’aumento del battito cardiaco o della sudorazione.

L’ansia e la paura sono la stessa cosa?

La risposta è no, sono due concetti simili ma diversi. Noi potremmo percepire uno stimolo (come un evento o una circostanza), come minaccioso e in risposta a tale stimolo potremmo manifestare due emozioni differenti: la paura e l’ansia.
La paura si manifesta quando lo stimolo minaccioso è presente in quel momento e deve essere affrontato subito. Quando sperimentiamo invece l’ansia? Proviamo ansia quando lo stimolo minaccioso è anticipato o previsto.

L’ansia può essere positiva?

La risposta è si, assolutamente. L’ansia, infatti, non è negativa di per sé. Svolge una funzione positiva quando ci consente di riconoscere delle situazioni potenzialmente pericolose o difficili, aiutandoci ad evitarle o a prepararci nel migliore dei modi per superarle.
In quali casi l’assenza di ansia può essere un problema, quindi? Ad esempio, se dovessimo raggiungere un obiettivo scolastico o lavorativo, la totale assenza di ansia potrebbe associarsi alla totale assenza di performance. Quindi potremmo dire che in medio stat virtus.
Nel caso dell’ansia, infatti, se presente in quantità moderata può migliorare le nostre prestazioni. Di contro, se presente in eccesso rischia di peggiorarle.

Quando l’ansia diventa un disturbo?

Così come abbiamo visto finora, l’ansia rappresenta una parte normale della nostra esistenza. Tuttavia, nel momento in cui inizia a presentarsi in modo eccessivo e persistente, incidendo in modo negativo sulla qualità della nostra vita, potremmo manifestare un disturbo d’ansia.

Quali possono essere le cause del disturbo d’ansia?

Una persona potrebbe essere più predisposta a sviluppare un disturbo d’ansia per una serie di fattori che interagiscono tra loro, soprattutto ambientali, biologici e sociali. Ad esempio, chi vive in un contesto sociale difficile (come un quartiere degradato), in un ambiente familiare disfunzionale (ad esempio con genitori violenti o assenti), o che ha vissuto eventi tragici e traumatici nel corso della propria vita (lutti o incidenti), potrebbe essere più predisposto a sviluppare stati d’ansia persistenti.

Ci può essere anche una predisposizione genetica all’ansia? La risposta è sì, infatti coloro che hanno una familiarità legata all’ansia, ovvero che hanno genitori o parenti che hanno avuto o stanno avendo un disturbo legato all’ansia, sono più inclini a manifestarla in età adulta.
Inoltre, l’ansia potrebbe essere causata da alterazioni nella chimica nel nostro cervello. Alcuni neurotrasmettitori come la serotonina o la noradrenalina garantiscono la corretta regolazione del nostro umore e la presenza di eventuali deficit in questi circuiti, potrebbe facilitare l’insorgenza di disturbi legati all’ansia.

Con quali sintomi si manifesta l’ansia?

L’ansia va in alcun modo sottovalutata, soprattutto quando si manifesta in modo eccessivo, a tal punto da rovinare il nostro benessere psicofisico. Il primo passo, quindi, è quello di cogliere i sintomi maggiormente legati all’ansia, per riuscire a riconoscerla e ad affrontarla. I sintomi possono variare da persona a persona e possono manifestarsi in modi diversi, ma generalmente sono di natura fisica, emotiva e comportamentale. Se ti capita di essere eccessivamente preoccupato (senza reali motivi per esserlo), di avere pensieri catastrofici, se hai il terrore di perdere il controllo o fai fatica a concentrarti, devi fare attenzione. Questi sintomi, infatti, potrebbero rappresentare un campanello d’allarme per un disturbo legato all’ansia.

Un ulteriore campanello d’allarme riguarda la sfera emotiva. Se ti senti spesso altamente irritabile o se provi senso di angoscia e inquietudine, devi sapere che questi sintomi emotivi sono tipicamente associati all’ansia. A livello fisico, i sintomi tipici sono l’aumento eccessivo della sudorazione, della frequenza cardiaca, l’insorgenza di tremori e palpitazioni, la sensazione di mancanza d’aria e di oppressione al petto e problemi di natura gastrointestinale.

Potrebbero esserci anche dei sintomi comportamentali? Sì, come il tentativo continuo di evitare situazioni o luoghi che potrebbero scatenare l’ansia. Vanno anche menzionati alcuni problemi legati al sonno, come la difficoltà a mantenerlo o ad addormentarsi.

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Quali sono i disturbi d’ansia?

Come abbiamo detto in precedenza, se l’ansia inizia a manifestarsi in modo eccessivo e persistente, incidendo negativamente sulla nostra vita, potremmo avere a che fare con un disturbo d’ansia. I disturbi legati all’ansia sono tra i più diffusi nella popolazione mondiale e possono svilupparsi secondo diversi livelli di gravità e intensità. Tali disturbi vengono elencati e descritti all’interno del DSM-5, ovvero il “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”, così come segue:

  • il disturbo d’ansia da separazione, maggiormente comune nei bambini ma che può manifestarsi anche in età adulta a causa della reale o immaginaria separazione dalla propria casa o dalle persone care;
  • il mutismo selettivo, che manifesta l’incapacità di parlare in determinate situazioni o contesti sociali, malgrado si mantenga la capacità di comunicare in forma verbale in altri contesti;
  • la fobia specifica, caratterizzata da una marcata, persistente ed irrazionale paura di oggetti, contesti o animali specifici;
  • il disturbo d’ansia sociale, che si manifesta quando l’individuo esperisce paura marcata e persistente in determinate situazioni sociali o dinanzi a performance svolte pubblicamente;
  • il disturbo di panico, determinato dalla comparsa di attacchi di panico inaspettati e frequenti, a cui si aggiungono dei sintomi fisici marcati;
  • l’agorafobia, in cui l’individuo teme ed evita una serie di situazioni o ambienti da cui sarebbe difficile scappare o in cui sarebbe difficile ottenere aiuto in caso di emergenza;
  • il disturbo d’ansia generalizzato, che si manifesta con l’insorgenza di preoccupazioni esagerate e persistenti rispetto ad una serie di eventi o circostanze generali.

Come si può curare l’ansia?

A seconda della gravità del disturbo e delle esigenze individuali, l’ansia e le diverse tipologie di disturbo possono essere affrontate mediante la psicoterapia, cambiamenti del proprio stile di vita o nei casi più gravi mediante l’assunzione di farmaci. I trattamenti psicoterapici più efficaci per la gestione e cura dell’ansia sono la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia dell’esposizione e la terapia di gruppo.

Questo articolo ha puramente carattere divulgativo e non può/intende sostituirsi al consulto di un professionista della salute mentale.
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