Avere poche relazioni non significa necessariamente sentirsi soli. Allo stesso modo, si può provare solitudine sociale anche quando si è circondati da persone, si lavora, si ha una famiglia o si frequentano regolarmente amici e conoscenti.
La solitudine riguarda infatti soprattutto la qualità e la percezione delle proprie relazioni. La World Health Organization distingue la solitudine dall’isolamento sociale: la prima è un’esperienza soggettiva legata alla distanza tra le relazioni che si desiderano e quelle che si percepiscono di avere; il secondo riguarda invece una condizione più oggettiva di scarsa quantità o frequenza delle relazioni e delle interazioni sociali.
La questione è oggi particolarmente rilevante. Nel 2025 la WHO Commission on Social Connection ha stimato che circa una persona su sei nel mondo sperimenta solitudine, sottolineando inoltre le conseguenze della disconnessione sociale sulla salute e sul benessere.
Che cos’è la solitudine sociale?
La solitudine sociale può essere descritta come una condizione nella quale una persona percepisce di avere connessioni sociali insufficienti, poco significative o non adeguate ai propri bisogni.
Non conta quindi soltanto il numero di persone che fanno parte della propria vita. È possibile avere molti contatti e sentirsi comunque soli se manca la sensazione di essere compresi, ascoltati, accettati o sostenuti.
La connessione sociale, infatti, comprende diverse dimensioni: la struttura delle relazioni, il tipo di supporto che viene scambiato e la qualità delle interazioni. Una relazione può essere frequente ma non necessariamente soddisfacente.
Solitudine sociale e isolamento sociale: qual è la differenza?
Solitudine e isolamento sociale non sono sinonimi. L’isolamento sociale descrive soprattutto una situazione oggettiva caratterizzata da poche relazioni, ruoli sociali o interazioni; la solitudine è invece un’esperienza soggettiva e dolorosa che nasce quando le connessioni disponibili non corrispondono a quelle che la persona desidera o di cui sente il bisogno.
Per esempio, una persona che vive da sola può non sentirsi affatto sola se dispone di relazioni soddisfacenti. Al contrario, una persona con una famiglia numerosa, molti colleghi o una vita sociale apparentemente intensa può sperimentare una forte solitudine se non sente di avere rapporti autentici e significativi.
Si può essere soli anche quando si è circondati da persone?
Sì. La solitudine sociale quando si è circondati da persone è un’esperienza possibile e relativamente comune.
Essere fisicamente presenti in un gruppo non garantisce automaticamente un senso di appartenenza. Si può partecipare a una cena, andare al lavoro o utilizzare quotidianamente i social network e, allo stesso tempo, avere la sensazione di non poter condividere con nessuno ciò che si prova realmente.
Questo spiega perché la solitudine non dovrebbe essere valutata soltanto contando il numero di contatti sociali. La qualità, la reciprocità e il significato percepito delle relazioni sono altrettanto importanti.
Quali sono le cause della solitudine sociale?
Le cause della solitudine sociale possono essere molteplici e spesso si combinano tra loro. Un cambiamento di vita, un trasferimento, una separazione, un lutto, la perdita del lavoro, la pensione o una modifica importante della propria quotidianità possono ridurre le occasioni di incontro e appartenenza.
Anche condizioni di salute fisica o psicologica possono rendere più difficile mantenere le relazioni. La WHO cita, tra i fattori associati alla disconnessione sociale, anche problemi di salute, ansia e depressione, marginalizzazione, condizioni economiche svantaggiate, vivere soli e importanti transizioni di vita.
Non esiste quindi una causa universale: per comprendere la solitudine di una persona è necessario considerare la sua storia, il contesto sociale e familiare e il significato che attribuisce alle proprie relazioni.
Solitudine sociale dopo un cambiamento di vita
Alcune fasi della vita possono aumentare il rischio di solitudine sociale perché modificano improvvisamente la rete di relazioni.
Un trasferimento in una nuova città può significare lasciare amicizie consolidate; una separazione può cambiare la quotidianità e le frequentazioni; un lutto può interrompere una relazione centrale; un pensionamento può ridurre drasticamente le occasioni di interazione.
In questi casi la solitudine può rappresentare inizialmente una risposta comprensibile a una perdita o a una transizione. Se però persiste e diventa sempre più difficile ricostruire connessioni significative, può essere utile cercare un supporto.
Quali sono i sintomi della solitudine sociale?
La solitudine sociale non presenta un elenco di sintomi valido per tutti, perché si tratta innanzitutto di un’esperienza soggettiva. Alcune persone possono avvertire tristezza, vuoto o senso di estraneità; altre possono sperimentare irritabilità, demotivazione o la sensazione di non avere nessuno con cui condividere pensieri ed emozioni.
Possono comparire anche comportamenti di ritiro: si smette progressivamente di rispondere ai messaggi, si rinunciano agli inviti oppure si evitano situazioni sociali perché vengono percepite come faticose o poco gratificanti.
È importante non confondere però questi segnali con una diagnosi. La solitudine può accompagnare esperienze molto diverse e, quando è persistente, merita di essere compresa all’interno della situazione individuale.
Solitudine sociale e salute mentale: quale relazione esiste?
La ricerca degli ultimi anni ha evidenziato una relazione significativa tra disconnessione sociale e salute mentale. La WHO riporta associazioni tra isolamento sociale e maggior rischio di problemi come depressione e ansia, oltre a conseguenze sulla salute fisica e sulla qualità della vita.
È importante, tuttavia, non interpretare questa relazione in modo unidirezionale. La solitudine può contribuire al peggioramento del benessere psicologico, ma difficoltà come depressione, ansia o altre condizioni possono a loro volta rendere più difficile mantenere relazioni e partecipare alla vita sociale.
Per questo, quando la solitudine è persistente, è utile considerare sia l’esperienza della disconnessione sia gli eventuali fattori psicologici o ambientali che la accompagnano.
La solitudine sociale può influire sulla salute fisica?
La solitudine e l’isolamento sociale sono stati associati anche a conseguenze sulla salute fisica. La WHO considera la connessione sociale un determinante importante della salute e riporta associazioni tra disconnessione sociale, malattie cardiovascolari, ictus e altri esiti negativi.
Questi dati non significano che sentirsi soli provochi automaticamente una specifica malattia. Indicano piuttosto che la qualità delle connessioni sociali è un elemento rilevante nel quadro complessivo del benessere e della salute.
La stessa WHO sottolinea che la salute sociale dovrebbe essere considerata insieme alla salute fisica e mentale, e non come un aspetto separato.
Perché la solitudine può diventare un circolo difficile da interrompere?
Quando una persona si sente sola, può desiderare maggiormente il contatto con gli altri ma, allo stesso tempo, avere meno energie o motivazione per cercarlo.
Si può iniziare a pensare che gli altri non siano interessati, che un invito venga rifiutato o che sia troppo tardi per costruire nuove amicizie. Questi pensieri possono favorire il ritiro e ridurre ulteriormente le occasioni di incontro.
Si può così creare un circolo composto da solitudine → ritiro → minori occasioni di connessione → ulteriore solitudine. Interromperlo non significa necessariamente diventare improvvisamente molto socievoli: può significare, più semplicemente, iniziare a ricostruire gradualmente occasioni di contatto che abbiano un significato per la persona.

Solitudine sociale e social network: essere connessi significa non essere soli?
Avere numerosi contatti online non equivale automaticamente ad avere una buona connessione sociale. I social network possono facilitare il mantenimento di relazioni e offrire occasioni di contatto, ma non sempre sostituiscono il senso di vicinanza, reciprocità e appartenenza che una persona può desiderare.
La WHO include l’uso problematico o dannoso dei media digitali tra i possibili fattori associati alla solitudine, pur riconoscendo che le tecnologie fanno ormai parte dei modi contemporanei di entrare in relazione.
La questione, quindi, non è semplicemente stabilire se i social siano “positivi” o “negativi”, ma comprendere come vengono utilizzati e quale funzione svolgono nella vita della persona.
Come combattere la solitudine sociale?
Non esiste una strategia unica per combattere la solitudine sociale. Un primo passo può essere riconoscere il problema senza considerarlo un fallimento personale.
Può essere utile riprendere gradualmente contatti già esistenti, partecipare ad attività che rispecchiano i propri interessi, frequentare contesti nei quali sia possibile incontrare le stesse persone con una certa continuità e coltivare relazioni caratterizzate da reciprocità.
La qualità è spesso più importante della quantità: l’obiettivo non deve necessariamente essere avere molti amici, ma creare o recuperare connessioni nelle quali sia possibile sentirsi ascoltati, accolti e coinvolti.
La WHO individua diverse possibili strategie per rafforzare la connessione sociale, comprese iniziative comunitarie, interventi individuali e relazionali e programmi che migliorino le opportunità concrete di incontro.
Cosa fare quando ci si sente soli?
Quando ci si sente soli, può essere utile partire da piccoli passi invece di porsi l’obiettivo di costruire immediatamente una rete sociale completamente nuova.
Un messaggio a una persona con cui non si parla da tempo, una passeggiata condivisa, un’attività di gruppo o la partecipazione regolare a un contesto associativo possono rappresentare occasioni concrete di connessione.
Se invece la solitudine è accompagnata da forte sofferenza, isolamento progressivo, ansia, umore depresso o difficoltà a entrare in relazione con gli altri, può essere utile parlarne con un professionista della salute mentale.
Quando la solitudine sociale diventa un problema?
La solitudine sociale merita particolare attenzione quando è persistente, provoca sofferenza o porta a un progressivo ritiro dalla vita quotidiana.
È consigliabile considerare un supporto professionale, per esempio, quando si evita sistematicamente di incontrare altre persone, si percepisce una forte difficoltà a costruire o mantenere relazioni, oppure quando la solitudine si accompagna a tristezza persistente, ansia, perdita di interesse o altri cambiamenti significativi.
La solitudine viene oggi considerata dalla WHO un tema rilevante per la salute pubblica proprio perché le sue conseguenze possono riguardare sia il benessere psicologico sia quello fisico.
Come può aiutare la terapia individuale per la solitudine sociale?
La terapia individuale può essere uno spazio per comprendere che cosa sta alimentando la solitudine e quale significato ha per la persona.
Il percorso può aiutare a esplorare, quando rilevanti, emozioni come tristezza, vergogna o paura del giudizio, modalità di evitamento, difficoltà nelle relazioni e convinzioni che possono rendere più complesso avvicinarsi agli altri. Può inoltre essere possibile lavorare sulle risorse personali e individuare modalità graduali e realistiche per aumentare le occasioni di connessione.
La WHO include tra le possibili strategie individuali e relazionali anche interventi psicologici e training sulle competenze sociali.
Presso Mymentis, la terapia individuale può quindi offrire un percorso personalizzato per chi vive la solitudine come una fonte di sofferenza, aiutando a comprendere il proprio vissuto e a individuare, insieme al professionista, obiettivi compatibili con le proprie esigenze.
La terapia non sostituisce però le relazioni sociali: può rappresentare uno spazio di comprensione e cambiamento all’interno di un percorso più ampio, che può includere anche esperienze, attività e contesti capaci di favorire nuove connessioni.
Solitudine sociale: imparare nuovamente a sentirsi connessi
La solitudine non significa necessariamente essere circondati da poche persone. Può significare soprattutto non sentirsi visti, ascoltati o parte di una relazione significativa.
Per questo affrontare la solitudine sociale non equivale semplicemente ad aumentare il numero dei propri contatti. Significa comprendere quali connessioni mancano, quali ostacoli rendono difficile costruirle e quali relazioni possono offrire reciprocità e senso di appartenenza.
La ricerca contemporanea considera la connessione sociale un elemento importante per la salute e il benessere lungo tutto l’arco della vita. Nel 2025 la World Health Organization ha ribadito la necessità di considerarla una priorità di salute pubblica, sottolineando che esistono strategie individuali, relazionali, comunitarie e istituzionali per contrastare la disconnessione sociale.
Chiedere aiuto quando la solitudine diventa difficile da gestire non significa essere deboli o incapaci di stare da soli. Può essere, al contrario, un modo per comprendere meglio i propri bisogni relazionali e iniziare a costruire condizioni più favorevoli al benessere.
FAQ sulla solitudine sociale
Che cos’è la solitudine sociale?
La solitudine sociale è un’esperienza di disconnessione nella quale le relazioni disponibili vengono percepite come insufficienti rispetto ai propri bisogni di appartenenza e connessione. È diversa dall’isolamento sociale, che descrive soprattutto una quantità ridotta di relazioni o interazioni.
Qual è la differenza tra solitudine e isolamento sociale?
La solitudine è soggettiva: una persona può sentirsi sola anche se ha molte relazioni. L’isolamento sociale è invece una condizione più oggettiva caratterizzata da una rete sociale limitata o da poche interazioni.
Perché mi sento solo anche se ho amici?
Avere amici non garantisce automaticamente una sensazione di connessione. Si può percepire solitudine quando mancano intimità, reciprocità, comprensione o senso di appartenenza.
La solitudine sociale può causare depressione?
Solitudine e depressione possono essere associate, ma il rapporto non è necessariamente unidirezionale. La solitudine può contribuire al peggioramento del benessere psicologico e, allo stesso tempo, la depressione può rendere più difficile mantenere relazioni e partecipare alla vita sociale. La WHO segnala un’associazione tra disconnessione sociale e depressione.
Come uscire dalla solitudine sociale?
Può essere utile ricostruire gradualmente le occasioni di contatto, coltivare relazioni già esistenti, partecipare ad attività condivise e cercare contesti nei quali sia possibile creare connessioni continuative. Quando la solitudine provoca sofferenza significativa, può essere utile anche un supporto psicologico.
La terapia può aiutare contro la solitudine?
La terapia individuale può aiutare a comprendere i fattori psicologici e relazionali associati alla solitudine e, quando indicato, lavorare su emozioni, evitamento, modalità relazionali e competenze utili a costruire connessioni. La WHO considera gli interventi individuali e relazionali, incluse alcune forme di psicoterapia, tra le strategie possibili.
La solitudine è sempre un problema?
No. Tutte le persone possono attraversare periodi di solitudine e il desiderio di trascorrere del tempo da soli non equivale necessariamente a una condizione negativa. Diventa opportuno prestare attenzione quando la solitudine è persistente, indesiderata e associata a sofferenza o a un significativo ritiro dalla vita quotidiana.
Quante persone soffrono di solitudine nel mondo?
Secondo le stime riportate dalla WHO nel 2025, circa una persona su sei nel mondo riferisce di sperimentare solitudine. Le percentuali variano in base a età, contesto socioeconomico e area geografica.

