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Multitasking: perché fare più cose insieme non ci rende davvero più produttivi

Redazione

Rispondere a un messaggio mentre si partecipa a una riunione, controllare le e-mail durante una videochiamata o alternare continuamente un documento di lavoro ai social network: nella vita quotidiana il multitasking viene spesso considerato una competenza indispensabile.

Per molti anni fare più cose contemporaneamente è stato associato all’efficienza e alla capacità di gestire ritmi sempre più frenetici. Oggi, però, le neuroscienze e la psicologia cognitiva raccontano una storia diversa: nella maggior parte dei casi il cervello umano non svolge realmente più attività complesse nello stesso momento, ma passa rapidamente da un compito all’altro.

Questo continuo cambio di attenzione può ridurre la concentrazione, aumentare gli errori, affaticare la mente e influenzare negativamente il benessere psicologico.

Che cos’è il multitasking

Il termine multitasking indica la gestione contemporanea o l’alternanza molto rapida tra due o più attività.

In informatica il multitasking descrive la capacità di un sistema operativo di eseguire più processi nello stesso momento. In psicologia, invece, il concetto riguarda il modo in cui le persone distribuiscono le proprie risorse attentive tra compiti differenti.

È importante distinguere tra:

  • multitasking simultaneo, quando due attività vengono realmente svolte nello stesso momento (possibile solo per compiti altamente automatizzati);
  • task switching, cioè il rapido passaggio dell’attenzione da un’attività all’altra.

Secondo la ricerca scientifica, nella maggior parte delle situazioni quotidiane ciò che definiamo multitasking è in realtà un continuo cambio di focus.

Il cervello può davvero fare multitasking?

La risposta dipende dal tipo di attività.

Il cervello è in grado di svolgere contemporaneamente compiti automatici e poco impegnativi, come camminare mentre si conversa.

Quando però entrambe le attività richiedono attenzione, memoria di lavoro o capacità decisionali, le risorse cognitive diventano limitate.

In questi casi il cervello alterna rapidamente l’attenzione tra i compiti, con un costo in termini di tempo ed efficienza.

Questo fenomeno è noto come switch cost, ovvero il “costo del cambio di compito”: ogni passaggio richiede un piccolo tempo di adattamento che, ripetuto decine o centinaia di volte durante la giornata, riduce la produttività complessiva.

Cosa dice la ricerca scientifica sul multitasking

Negli ultimi vent’anni numerosi studi hanno analizzato gli effetti del multitasking sulle prestazioni cognitive.

Le ricerche mostrano che il continuo passaggio tra attività può determinare:

  • riduzione della concentrazione;
  • aumento degli errori;
  • maggiore affaticamento mentale;
  • diminuzione della qualità del lavoro;
  • tempi più lunghi per completare i compiti;
  • incremento dello stress percepito.

Uno degli studi più citati, condotto dalla professoressa Gloria Mark dell’Università della California, ha evidenziato come le interruzioni frequenti rendano più difficile mantenere l’attenzione e aumentino il carico cognitivo.

Anche ricerche della Stanford University hanno osservato che le persone abituate a un intenso multitasking digitale tendono a mostrare maggiori difficoltà nel filtrare le informazioni irrilevanti e nel mantenere il focus su un unico compito.

Perché il multitasking riduce la produttività

Contrariamente a quanto si pensa, fare più cose insieme raramente permette di risparmiare tempo.

Ogni volta che interrompiamo un’attività per dedicarci a un’altra, il cervello deve:

  • sospendere il compito in corso;
  • mantenere in memoria le informazioni rilevanti;
  • orientarsi verso il nuovo obiettivo;
  • recuperare successivamente il punto in cui era stato interrotto.

Questo processo consuma energia mentale e riduce l’efficienza.

Più le attività sono complesse, maggiore sarà il costo cognitivo del passaggio da un compito all’altro.

Multitasking e salute mentale

Il multitasking non influenza soltanto la produttività.

Una costante frammentazione dell’attenzione può contribuire a:

  • aumentare lo stress;
  • favorire il senso di sovraccarico;
  • rendere più difficile il recupero mentale;
  • alimentare la sensazione di essere sempre “in ritardo”;
  • peggiorare la qualità del sonno quando il cervello rimane continuamente attivato.

Sebbene il multitasking non rappresenti di per sé una causa diretta di disturbi psicologici, uno stile di vita caratterizzato da continue interruzioni e iperstimolazione può incidere sul benessere emotivo, soprattutto in persone già predisposte ad ansia o burnout.

Strategie di coping

Multitasking e lavoro: quando diventa un problema

Nel contesto lavorativo il multitasking viene spesso premiato come sinonimo di efficienza.

In realtà, rispondere continuamente alle notifiche, partecipare a riunioni mentre si leggono e-mail o alternare rapidamente diversi progetti può compromettere la qualità del lavoro.

Tra le conseguenze più frequenti troviamo:

  • errori più numerosi;
  • difficoltà decisionali;
  • minore creatività;
  • aumento della fatica cognitiva;
  • riduzione della soddisfazione lavorativa.

Le organizzazioni più attente al benessere stanno introducendo strategie per limitare le interruzioni, come riunioni senza dispositivi, fasce orarie dedicate al lavoro profondo e gestione più razionale delle comunicazioni.

Il multitasking è sempre negativo?

Non necessariamente.

Esistono situazioni in cui gestire contemporaneamente attività automatizzate non comporta particolari difficoltà.

Per esempio, ascoltare musica mentre si svolgono faccende domestiche o camminare durante una conversazione sono esempi di attività che il cervello riesce spesso a integrare senza un significativo sovraccarico.

Il problema nasce quando entrambe le attività richiedono attenzione, memoria e capacità decisionali.

Come ridurre il multitasking nella vita quotidiana

Allenare la concentrazione significa imparare a proteggere le proprie risorse cognitive.

Alcune strategie utili includono:

Organizzare le priorità

Stabilire gli obiettivi della giornata aiuta a evitare continui cambi di direzione.

Raggruppare attività simili

Rispondere alle e-mail in momenti specifici della giornata è generalmente più efficace che interrompere continuamente il lavoro.

Limitare le notifiche

Ogni notifica rappresenta un potenziale cambio di attenzione.

Disattivare quelle non indispensabili riduce le interruzioni.

Utilizzare il lavoro a blocchi

Tecniche come il time blocking o il metodo Pomodoro favoriscono periodi di concentrazione profonda alternati a brevi pause.

Praticare la mindfulness

Allenare la consapevolezza aiuta a mantenere l’attenzione sul momento presente e a riconoscere più facilmente le distrazioni.

Quando la difficoltà di concentrazione merita attenzione

Una ridotta capacità di mantenere l’attenzione non dipende sempre dal multitasking.

Stress cronico, ansia, disturbi del sonno, burnout o altre condizioni psicologiche possono compromettere significativamente le funzioni attentive.

Se la difficoltà di concentrazione persiste nel tempo o interferisce con il lavoro, lo studio o la vita quotidiana, è consigliabile rivolgersi a uno psicologo per una valutazione approfondita.

Come Mymentis può aiutarti

La sensazione di essere costantemente impegnati, ma poco produttivi, può diventare fonte di stress e frustrazione.

Gli psicologi di Mymentis aiutano le persone a comprendere i fattori che influenzano attenzione, gestione dello stress e benessere psicologico. Attraverso percorsi personalizzati basati sulle evidenze scientifiche è possibile sviluppare strategie efficaci per migliorare la concentrazione, gestire il carico mentale, prevenire il burnout e ritrovare un equilibrio più sano tra lavoro e vita personale, sia online sia in presenza.

Multitasking: meno attività contemporanee, più qualità dell’attenzione

Il multitasking è spesso percepito come una qualità indispensabile, ma le evidenze scientifiche suggeriscono che il cervello umano funziona meglio quando può dedicare risorse a un’attività alla volta.

Ridurre le interruzioni, organizzare il lavoro in modo più consapevole e imparare a gestire l’attenzione non significa fare meno, ma fare meglio.

In un contesto sempre più ricco di stimoli, la capacità di concentrarsi rappresenta una delle competenze più preziose per il benessere psicologico e la qualità della vita.

FAQ: domande frequenti sul multitasking

Che cos’è il multitasking?

This iIl multitasking è la gestione contemporanea o l’alternanza rapida tra più attività. Nella maggior parte dei casi il cervello passa da un compito all’altro invece di svolgerli realmente nello stesso momento.

Il multitasking migliora la produttività?

Le ricerche mostrano che, quando i compiti richiedono attenzione, il multitasking tende a ridurre la produttività e ad aumentare gli errori.

Perché il multitasking affatica il cervello?

Ogni cambio di attività richiede uno sforzo cognitivo per interrompere un compito e riprenderne un altro, consumando risorse attentive.

Il multitasking può aumentare lo stress?

Sì. Le continue interruzioni e la frammentazione dell’attenzione possono contribuire ad aumentare stress, affaticamento mentale e senso di sovraccarico.

Come migliorare la concentrazione?

Organizzare le priorità, limitare le notifiche, lavorare per blocchi di tempo e praticare la mindfulness sono strategie efficaci per ridurre il multitasking.

Quando rivolgersi a uno psicologo?

Se le difficoltà di concentrazione sono persistenti, compromettono il lavoro o la vita quotidiana oppure sono associate a stress, ansia o burnout, è utile una valutazione psicologica.

Questo articolo ha puramente carattere divulgativo e non può/intende sostituirsi al consulto di un professionista della salute mentale.

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